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Martedì 21 dicembre 2021 - ore 17.30

Civico Museo Teatrale "Carlo Schmidl", Palazzo Gopcevich, Trieste

Incontro con il prof. Giuseppe Longobardi, York University, UK

A cura del prof. Andrea Sgarro

Una parte importante della storia e dell’antropologia nella seconda metà del XX secolo e negli ultimi decenni si è sempre più interessata alla storia ‘profonda’, alla ricostruzione di tratti materiali e culturali di lungo periodo, che possono meglio spiegare il presente, ma anche alla fine spingere sempre più in là i confini della nostra conoscenza del passato.

La linguistica storica da sempre mira a scoprire la parentela fra le lingue, a raggrupparle in famiglie e in parte a determinare la forma delle lingue madri ancestrali. Così facendo, in passato ha prodotto cambiamenti rivoluzionari nella qualità e profondità temporale della conoscenza storica: l’esempio più famoso è la scoperta della parentela delle lingue indoeuropee, cioè del fatto che la maggior parte delle popolazioni che adesso dimorano tra l’Europa occidentale e il nord del subcontinente indiano parlavano originariamente una stessa lingua e devono quindi essere culturalmente e forse in parte biologicamente imparentate, un concetto del tutto inimmaginabile prima della fine del Settecento.

Questo ed altri risultati di analoga rilevanza prodotti dai linguisti dell’Ottocento e del Novecento sono essenzialmente basati sullo studio delle somiglianze tra parole e delle corrispondenze tra i loro suoni, che permettono di ipotizzare delle etimologie comuni.

Questo metodo funziona eccezionalmente bene per lingue che sono ancora relativamente simili, ma non ci consente di esplorare parentele linguistiche che affondino ancora di più nella preistoria. Come si può scoprire parentela fra lingue quando non si può più contare sull’etimologia delle parole?

Abbiamo provato a sviluppare un metodo alternativo che individui somiglianze linguistiche significative studiando non le parole, ma le regole grammaticali, che la teoria linguistica moderna ha cominciato a studiare con metodi formali e computazionali.

Le differenze grammaticali fra le lingue possono ora essere codificate come tratti binari: la grammatica di una lingua può essere rappresentata come una stringa di 0,1 o di +,- e confrontata con quella di altre lingue similmente codificate. E’ stato quindi possibile calcolare distanze tra lingue tutte rappresentate in questa forma, calcolare quante lingue potrebbero esistere in teoria con queste combinazioni di regole, e elaborare metodi statistici per stabilire quando delle somiglianze sono significative (rimandano a una lingua ancestrale comune).

Lavorando su una sessantina di lingue sparse nell’Eurasia abbiamo concluso che alcune lingue o famiglie di lingue tradizionalmente considerate molto diverse o di dubbia parentela hanno in realtà un’alta probabilità di essere grammaticalmente imparentate: coreano e giapponese, per es., ma anche le lingue ugrofinniche con quelle di tipo turco e mongolo, e ancora più sorprendentemente alcune lingue del Caucaso settentrionale con quelle dravidiche dell’India del sud. Le lingue cinesi invece sembrano essere del tutto differenti praticamente da tutte le altre del continente eurasiatico.

Questo nuovo strumento permette di confrontare ipotesi di storia linguistica con quelle che gli antropologi genetici stanno formulando in questi ultimissimi anni sulla base dell’estrazione di DNA antico, e sollevano nuove interessanti domande su come la trasmissione di geni e lingue si correla e sulle suddivisioni più ancestrali tra le popolazioni umane.

Giuseppe Longobardi - ha studiato all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, si è perfezionato con borse di studio e ricerca presso l’Ecole Normale Supérieure di Parigi e il MIT di Boston. È stato professore di linguistica a Venezia Ca’ Foscari e a Trieste e ora è Anniversary Professor all’Università di York in Gran Bretagna. È stato Directeur de Recherche Etranger al CNRS (Paris), e Visiting Professor a Vienna, alla University of Southern California, a Harvard e a UCLA. È stato il Principal Investigator del progetto europeo ‘Meeting Darwin’s Last Challenge’ dal 2012 al 2018.

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