Martedì 10 marzo 2020 - ore 18.00

Sala conferenze Caffè San Marco, Via Cesare Battisti n. 18

Incontro con i curatori Lorenzo Carlucci e Laura Marino in dialogo con Christian Sinicco

A cura della prof.ssa Cristina Benussi

 

Nel poema medievale Architrenius di Giovanni di Altavilla (ca. 1184), di cui Carocci ha pubblicato di recente la prima traduzione italiana (e seconda mondiale), il protagonista accusa la Natura di essere responsabile della miseria della condizione umana e dell'inermità dell'uomo di fronte al vizio.

Secondo i curatori del volume – Lorenzo Carlucci (Università La Sapienza di Roma) e Laura Marino (Università di Cassino) – nell'Architrenius è da riconoscersi una fonte segreta, finora sfuggita all'attenzione della critica, del celeberrimo Dialogo della Natura e di un Islandese di Giacomo Leopardi. I dettagli della scoperta sono presentati in un lungo saggio apparso di recente sulla rivista Testo a Fronte.

Il protagonista del poema medievale ingaggia un aspro dialogo con una personificazione femminile della Natura, non esitando a chiamarla non solo “matrigna” (“noverca”), ma anche “Procne”, ossia, come glosserà Leopardi, una “carnefice della tua propria famiglia” (Procne, secondo il mito, uccise il proprio figlio Iti). Ma questo è solo uno dei molti punti di tangenza tra le due opere. In Architrenius la Natura conclude esortando l'uomo a sottomettersi alla legge di perpetuazione della specie, quella stessa legge in cui Leopardi riconosce la “spaventevole ma vera proposizione e conchiusione di tutta la metafisica”. Il finale dell'operetta, inoltre, contiene un riferimento criptato al poema medievale.

Leopardi potrebbe aver letto il poema medievale durante il suo soggiorno a Roma tra il 1822 e il 1823 (anni di stesura del dialogo), traendone spunto per la sua famosa operetta. A Roma Leopardi si dedicò a intense ricerche filologiche, anche nella speranza di ottenere un impiego presso la Biblioteca Vaticana, dove sono conservati tre manoscritti del poema medievale. L'edizione a stampa del 1517 dell'Architrenius era anche disponibile presso l'attuale Biblioteca Vallicelliana.

Nell'Architrenius Leopardi avrebbe riconosciuto una forma originale e sorprendente di cristianesimo irrequieto e problematico, dalle tinte fortemente manichee, significativamente consonante con la propria ideologia del “pessimismo cosmico”.

 

Lorenzo Carlucci - (Roma, 1976) si è formato alla Scuola Normale Superiore di Pisa, diplomandosi in Discipline Filosofiche nel 2000. Ha conseguito poi un Dottorato di Ricerca in Matematica a Siena e un Ph.D. in Computer Science negli Stati Uniti. Attualmente è Professore Associato di Logica Matematica al Dipartimento di Informatica della Sapienza di Roma. Poeta, critico e traduttore, ha pubblicato tre raccolte di poesia – La Comunità Assoluta (Lampi di Stampa 2008) Ciclo di Giuda (L'Arcolaio 2008) e la silloge Prose per Ba'al nel XII Quaderno di Poesia Italiana Contemporanea (Marcos y Marcos 2015) – traduzioni da Mallarmé e Petrarca (con Laura Marino) e numerosi saggi teorici e recensioni sulla poesia contemporanea.

Laura Marino - (Roma, 1976) si è laureata in Lettere Moderne all'Università di Roma 3 con il Prof. Marco Ariani. I suoi interessi spaziano dalla letteratura del Trecento (in particolare Dante e Petrarca) alla poesia contemporanea (in particolare Cristina Campo). Dopo aver insegnato per alcuni anni nei Licei, è attualmente dottoranda in “Studi storico-letterari, filologici e linguistici italiani ed europei” all'Università di Cassino. Il suo progetto di ricerca indaga l'influenza dell'Architrenius sulla letteratura italiana del XIII e XIV secolo, con particolare attenzione alla Commedia. Nel 2014 ha pubblicato la raccolta di poesie Trilogie antihegeliane (Camera Verde).

 

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