Martedì 12 febbraio 2019 - ore 18.00

Sala "Bobi Bazlen" - Civico Museo Teatrale "Carlo Schmidl" - Palazzo Gopcevich - Via Rossini, 4

Incontro con il dott. Emilio Gabaglio

A cura del dott. Thomas Jansen

 

In una costruzione europea fortemente orientata al conseguimento dell’integrazione economica – dapprima il mercato interno e poi l’unione economica e monetaria – la dimensione sociale ha fatto fatica a trovare spazio nell’azione comunitaria, malgrado gli obiettivi di progresso sociale enunciati fin dai Trattati di Roma (1957), per poi conoscere alterne fortune nei decenni successivi.

Il vero impulso alla creazione dell’Europa Sociale coincide con la presidenza della Commissione di Jacques Delors (1985-95) attraverso l’approvazione della Carta dei Diritti Sociali fondamentali dei Lavoratori (1989) e del Protocollo Sociale allegato al Trattato di Maastricht (1991).

La prima è all’origine di una serie di direttive sociali che tendono ad armonizzare le condizioni di lavoro e dei diritti sociali negli stati membri e a crearne dei nuovi, come nel caso dei diritti di informazione e consultazione dei lavoratori nelle imprese multinazionali, mentre il Protocollo porta all’introduzione del Dialogo Sociale.

Si tratta di una innovazione di notevole rilevanza in quanto riconosce alle parti sociali organizzate sul piano europeo (la Confederazione Europea dei Sindacati e Business Europe ma anche alle loro strutture di categoria la capacità di negoziare degli accordi-quadro sulle condizioni di lavoro che, oltre ad avere validità tra le parti, possono essere trasformati in direttive (co-legislazione).

Un altro sviluppo significativo si produce con il Trattato di Amsterdam (1997) con l’introduzione dell’occupazione tra le competenze dell’UE sia pure solo in termini di coordinamento e di sostegno alle politiche nazionali.

Dopo la presidenza Prodi, tuttavia, l’Europa Sociale perde di centralità nelle politiche europee stante da un lato l’impasse istituzionale  dovuta al fallimento del progetto di Trattato costituzionale (2005) e dall’altro al prevalere di una gestione neo-liberista della Commissione che porterà successivamente di fronte all’emergere della crisi economica-finanziaria della seconda metà del decennio e a politiche di austerità socialmente regressive in particolar modo in alcuni paesi.

Con l’avvio della presidenza di Jean Claude Juncker (2014) si assiste ad un ritorno d’interesse per l’Europa Sociale che si manifesta con la definizione del così detto Pilastro Sociale europeo (2017) come strumento per il rilancio della legislazione sociale europea, di cui si profilano i primi risultati e tra questi la creazione di un’Autorità Europea per il Lavoro, dotata di compiti di promozione e di vigilanza sul rispetto dei diritti e delle normative sociali.

Non sarà ancora la “Tripla A” sociale per l’Unione, promessa da Juncker all’inizio del suo mandato, ma è comunque un chiaro segnale della presa di coscienza che senza una forte iniziativa anche sul terreno dell’occupazione, dei diritti e della protezione sociale non renderà ancora possibile sconfiggere l’euroscetticismo e ricostruire il consenso dei lavoratori e dei cittadini  al “progetto” europeo.

 

 

Dott. Emilio Gabaglio - nato a Como nel 1937. Laureato in economia all’Università cattolica di Milano ha lavorato nel campo educativo e della ricerca sociale. Militante delle ACLI di cui è stato anche presidente nazionale (1969-72), si è successivamente impegnato nella CISL dapprima come responsabile delle relazioni internazionali e poi dal 1983 come segretario confederale. Dal 1991 al 2003 è stato segretario generale della Confederazione Europea dei Sindacati. Ha preso parte alla Convenzione europea per il Trattato costituzionale (2002-3) Consigliere per gli affari europei al ministero del lavoro è stato membro e poi presidente del Comitato europeo dell’occupazione (2006-9) E’ autore di numerosi saggi in libri e riviste  in Italia e all’estero in materia di lavoro, di relazioni industriali e di politica sociale.

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