Martedì 17 aprile, ore 17:00

Sala conferenze della Biblioteca Statale “S. Crise”, Largo Papa Giovanni XXIII n.6

Sergio Pacor intervista Paolo Cervi Kervischer

 

Il percorso artistico che vado a esporre scaturisce dall’incontro tra una cultura visiva mitteleuropea, rappresentata soprattutto a Vienna nel momento del passaggio tra XIX e XX secolo, quindi Klimt, Kokoschka e Schiele, con quella che è la mia più diretta esperienza, la formazione con, tra gli altri, Molesi, Perizi e infine Vedova a Venezia e quindi il contatto con l’arte di Tiziano, la pittura tonale e il colore luminoso dei veneziani.
La radice della mia produzione artistica ha dunque una radice simbolista - Klimt, l’oro, l’elemento decorativo, la traduzione nell’immagine pittorica del suo pensiero e del senso della fine, della vita che viene riducendosi; le sue immagini di donne, il senso ineluttabile del finire, dettato anche dalle circostanze storiche in cui l’artista operava, alla vigilia della caduta dell’Austria Ungheria.
Altro riferimento fondamentale è Kokoschka, in cui la superficie pittorica risulta in definitiva essere il punto di contatto fra la tela e la mano del pittore, l’epidermide del dipinto.
E infine Schiele, la cui sensualità nella pittura ha influenzato molto il percorso pittorico che ho intrapreso, e sulla quale mi sono esercitato molto, pervenendo a esiti del tutto diversi dai suoi. Mentre per Schiele disegnare un corpo è questione di linee – le tracce evidenti con cui ne delimita le forme – isolandoli dal contesto e dallo sfondo – nella mia pittura accade il contrario: non sono rintracciabili linee di contorno e il corpo della donna è espresso soltanto per mezzo di campiture di colore. Schiele agisce inoltre all’interno della figura, definendone i dettagli e sovente massacrandola, mentre io agisco senza rappresentare alcun dettaglio – direi per sintesi, e non per analisi.
All’interno della mia pittura vi sono poi la coscienza del fare, dell’essere qui ed ora, l’attenzione al momento storico-culturale che stiamo attraversando, come diceva Vedova, il tutto contenuto nel concetto di struttura insegnatomi da Perizi.
Non mancano, in un’era di scambio culturale, riferimenti che si mescolano con le derive dell’arte americana degli anni ’60 e ’70.
La mia produzione pittorica è in definitiva un percorso artistico in divenire, figlio di un’eredità multiculturale in una città dai confini mobili, una volta cuore pulsante di un impero e oggi città di confine e ponte tanto verso l’Est Europa quanto verso l’Austria, e altrettanto figlio di uno stravolgimento storico, culturale e intellettuale ancora in pieno svolgimento.

 

Paolo Cervi Kervischer (Trieste, Italia) diplomato in Pittura presso l'Accademia delle Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova. Ha esposto in mostre sia personali che collettive in Italia che all'estero (Roma, Milano, Venezia, Sarajevo, Budapest, Graz, Vienna, Berchtesgaden, Copenaghen, Sierre, Pechino, Bayreuth, ecc) ed è attivo in svariati progetti artistici, performance e installazioni sin dal principio degli anni '80. Sassofonista, è attivo anche in campo musicale in collaborazione con gruppi con cui compone ed esegue musiche da scena interpretate dal vivo nel corso di performance e rappresentazioni teatrali ("Max Fabiani e l'anima del mondo", "8558 Hack"). Sue sono la tazzina Ton-Gee (1992) della prima Illy Collection e la successiva serie Basket Play Ground di sei tazzine del 1996.

Info su www.pck.it

Facebook: Laboratorio Cervi Kervischer


 

 

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