Martedì 30 gennaio, ore 17:00

Sala conferenze della Biblioteca Statale “S. Crise”, Largo Papa Giovanni XXIII n.6

Incontro con e a cura del prof. Maurizio De Vanna

La storia della filosofia ci ha insegnato a diffidare degli sterili dualismi di pensiero, come ad esempio tra corpo e mente, tra materialismo e spiritualismo e negli ultimi anni tra ereditarietà e ambiente. Dopo le cocenti delusioni provenienti dagli scarsi risultati applicativi del progetto “genoma umano”, si sono moltiplicate in modo esponenziale le ricerche finalizzate ad analizzare l’influenza delle esperienze di vita e dei  fattori ambientali sul modo di esprimersi dei geni, ossia sul loro funzionamento in risposta alle pressanti e continue richieste di adattamento che l’uomo deve affrontare e cercare di risolvere al meglio per la propria soddisfazione  e per la stessa sopravvivenza della specie. Piuttosto che contrapporre geni e ambiente è molto più costruttivo parlare di una stretta interazione tra i due fattori causali in gioco.

Il titolo di questa relazione potrebbe apparire provocatorio, in quanto è noto che le mutazioni o modificazioni cui è soggetto il DNA, sono il più delle volte casuali,  lente nel loro manifestarsi  e comunque sfuggono al nostro controllo. Al contrario, la scoperta delle modificazioni epigenetiche da parte della biologia molecolare è da considerarsi la più importante rivoluzione scientifica dell’ultimo decennio, in quanto ha dimostrato inequivocabilmente come le influenze dell’ambiente in cui viviamo riescono a cambiare le modalità di espressione del corredo genetico, senza alterare la rigida sequenza delle basi puriniche e pirimidiniche del DNA, con conseguenze spesso trasmissibili alle generazioni future. Risultano così finalmente chiarite le modalità di passaggio dal genotipo al fenotipo: ad esempio due gemelli monozigoti presentano con il passare degli anni evidenti differenze nel fisico e nella mente, dovute alle diverse esperienze di vita.

Non possiamo quindi sottrarci alle nostre responsabilità quando adottiamo stili di vita o comportamenti pericolosi per la nostra salute come il fumo, l’abuso di sostanze o l’iperalimentazione, perché le conseguenze non ricadono soltanto su di noi, ma rischiano di trasmettersi anche ai nostri figli e ai nostri nipoti. In ambito medico l’epigenetica è quindi la disciplina scientifica che studia i meccanismi molecolari con cui i fattori ambientali agiscono modificando la conformazione spaziale e provocando cioè un maggiore o minore compattamento di alcune aree della doppia spirale del filamento del DNA lungo circa due metri e raccolto in  soli 5 millesimi di millimetro. Le zone compattate sono silenziate, mentre quelle scompattate sono in grado di esprimersi liberamente nella sintesi delle proteine di loro competenza.

Le modificazioni epigenetiche legate all’influenza dell’ambiente rendono conto ad esempio dell’aumento vertiginoso riscontrato nei Paesi maggiormente industrializzati del cancro, per cui una persona su due si ammala di tumore maligno nel corso della vita, oppure del diffondersi sempre maggiore di molte malattie endocrino-metaboliche come il diabete mellito di tipo 2, nonché a quello dei disturbi del neurosviluppo come l’autismo infantile, la cui frequenza appare decuplicata negli ultimi 30 anni, oltre di molte malattie neurodegenerative come il Parkinson o l’Alzheimer. A fronte di queste modificazioni epigenetiche in senso peggiorativo sulle nostre condizioni di salute, è possibile utilizzare i dati scientifici accumulati in questi anni per intervenire in senso positivo per migliorare la prognosi delle più importanti malattie che rappresentano il maggior costo da pagare in nome di un progresso iniziato con la prima rivoluzione.

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