Martedì 21 Novembre, ore 17:00

Sala conferenze della Biblioteca Statale “S. Crise”, Largo Papa Giovanni XXIII n.6

Incontro con il prof. Graziano Benelli

A cura del prof. Elvio Guagnini

 

Poeta, saggista, uomo politico senegalese di lingua francese, Senghor è nato in Senegal il 9 ottobre 1906 ed è morto in Normandia il 20 dicembre 2001. Il giovane Senghor frequenta le scuole elementari dei missionari cattolici prima a Dakar, dove completa la formazione cristiana impartitagli dai genitori. Continuerà poi gli studi a Parigi (1929), all’Università della Sorbona, dove si laurea in Lettere; qui ha come compagni di studi il martinicano Aimé Césaire e il guianese Damas. Assieme a loro e ad altri giovani studenti francofoni di colore, Senghor s’interessa alle tradizioni dell’Africa, alla sua storia, alla sua cultura, e nel contempo compone i suoi primi versi. Nasce così il Movimento della Negritudine, di cui egli è uno dei massimi esponenti.

All’indomani della seconda guerra mondiale Senghor viene eletto deputato all’Assemblea Nazionale francese come rappresentante della colonia del Senegal. Da questi banchi partirà la lotta per l’indipendenza dei paesi africani e in particolare del Senegal, indipendenza che verrà concessa nel 1959; nel 1960 viene eletto primo Presidente della Repubblica Senegalese. L’opera poetica di Senghor inizia contemporaneamente alla sua riflessione politico-ideologica, e di questa si nutre profondamente, come dimostra la sua prima raccolta, Chants d’ombre (1946). Si tratta di una poesia profondamente originale, dove la Negritudine viene concepita come passione, poiché il poeta si presenta come colui che è venuto a salvare le genti, a portare la buona novella (ai neri come ai bianchi).

Anche le successive raccolte poetiche di Senghor si fondano sulla tolleranza e sulla riconciliazione, sul rispetto assoluto dei reciproci valori e delle reciproche culture. L’odio ancestrale per l’Europa viene superato attraverso il sacrificio del perdono, per costruire con l’antico oppressore una nuova società, che Senghor chiama la Civiltà dell’Universale.

Tra i numerosi riconoscimenti attribuiti a Senghor, si ricorda la sua nomina a membro dell’Académie française (1983).

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