Venerdì 13 Ottobre, ore 11:00

Sala del consiglio comunale,Korzo 16, Rijeka 

Incontro con il dott. Dario Saftic e il prof. Raoul Pupo

A cura del dott. Thomas Jansen in collaborazione con Comunità di italiani a Fiume

Il Prof. Raoul Pupo inizierà il suo discorso parlando di come gli spostamenti forzati di popolazione siano stati una delle grandi strutture della contemporaneità nel Vecchio Continente. Nel secolo che va dalla guerra di Crimea alla fine dell’età staliniana, in Europa e Anatolia (le cui vicende sono strettamente connesse) furono deportate o costrette a emigrare circa 30 milioni di persone. (il computo non tiene conto della Shoah). Alla fine del ‘900 un’altra ondata si è registrata nel corso delle guerre jugoslave e delle crisi nel Caucaso.

Le spiegazioni prevalenti di tali grandi flussi migratori fanno riferimento ai processi di modernizzazione politica ed in particolare alla nazionalizzazione di massa. Un momento cruciale in tale ottica appare la sostituzione delle compagini imperiali multinazionali (asburgica, zarista, ottomana) con “stati per la nazione”, impegnati a conseguire l’omogeneizzazione nazionale del loro territorio. Una situazione del genere costituisce l’ambiente ideale per i fenomeni di “pulizia etnica”, diffusissimi nell’Europa centro-orientale. Una riprova di tale assunto è data dal ripetersi delle medesime tendenze all’atto della crisi dell’ultimo impero novecentesco – quello sovietico – e della dissoluzione di uno stato multietnico come la Jugoslavia.

Tuttavia, il riferimento alle politiche nazionalizzatorie non dà ragione di altri spostamenti forzati, aventi come obiettivo la rimozione di categorie di popolazione definite non solo mediante il criterio nazionale, ma anche in base ad altri parametri, quali la collocazione sociale e la religione. Inoltre, l’“età delle migrazioni forzate”, che va – con una singolare circolarità – dalle guerre balcaniche alle guerre jugoslave, si pone in continuità con analoghi fenomeni avviatisi alla metà dell’800, con la guerra di Crimea.

L’intervento quindi presenterà sinteticamente i maggiori casi di spostamenti forzati di popolazione fra la metà dell’800 e quella del ‘900. Prima però di avviare tale panoramica, ci si soffermerà brevemente sulla distinzione fra tre modelli diversi di spostamenti – deportazioni, espulsioni ed esodi – che talvolta vengono confusi nel linguaggio comune.

 

Nell'intervento il dott. Dario Saftic passerà in rassegna le migrazioni in Istria, Quarnero e Dalmazia dalla metà dell'Ottocento ai giorni nostro. Partendo dalla migrazione economica precedente alla Prima guerra mondiale, all'evacuazione forzata degli istriani durante la Grande guerra, alle migrazioni dettate anche da ragioni politiche dall'Istria e dalla Dalmazia tra le due guerre, si arriverà alle migrazioni del secondo dopoguerra. Parlando dell'emigrazione dalla Croazia e in genere dall'Europa centrale l'attenzione verrà posta su Fiume, quale luogo di transito degli emigrati prima del 1914 e dalle misure prese dalle autorità locali e da quelle di Budapest per migliorare le loro condizioni di vita in città in attesa della partenza per le Americhe.

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