Martedì 6 marzo, ore 17:00

Sala conferenze della Biblioteca Statale “S. Crise”, Largo Papa Giovanni XXIII n.6

Incontro con il prof. Mauro Melato

A cura del prof. Maurizio De Vanna

 

 La classe medica triestina, fortemente caratterizzata da una cultura internazionale dovuta alla provenienza etnica degli iscritti, di cui solo 132 su 282 erano nati in città, ed alla loro formazione avvenuta prevalentemente in sedi universitarie del defunto impero, nel 1938 si trovò ad affrontare l’applicazione delle “Leggi Razziali”, proclamate proprio a Trieste da Benito Mussolini il 18 settembre.

Preceduta ed accompagnata da una feroce campagna di stampa tendente a squalificare socialmente i medici ebrei, la cancellazione di questi ultimi venne deliberata il 29 febbraio 1940 e colpì 55 medici ed un odontoiatra; 6 medici vennero iscritti nell’elenco dei medici “discriminati” potendo così proseguire l’attività professionale per “aver acquisito eccezionali benemerenze”. Dopo la cancellazione rimasero iscritti 318 medici a testimoniare la durezza del provvedimento adottato.

Seguirono per la città tempi duri: l’occupazione tedesca, i bombardamenti degli Alleati ed infine il primo maggio 1945, quando in Italia tornava la pace, l’occupazione dell’esercito jugoslavo che, come primo atto, proclamò lo “stato di guerra”. Seguì un periodo tragico, in cui alla classe medica vennero però riservati incarichi di particolare rilievo: un medico fu nominato Presidente del Comitato Esecutivo Antifascista Italiano Sloveno, “l’unico legittimo rappresentante politico delle masse antifasciste triestine”.

Sull’onda di una forte reazione internazionale agli eccidi che si stavano perpetuando a Trieste ed in Istria, il 12 giugno le truppe alleate occuparono la città dando luogo al Governo Militare Alleato, destinato a governare Trieste fino al 1954. Tra i primi provvedimenti venne deliberata l’epurazione di tutti coloro che per meriti fascisti avessero avuto vantaggi di carriera in Enti pubblici e privati, o fossero collusi con il regime nazista. Il provvedimento venne esteso ai liberi professionisti ed a conclusione di una procedura articolata risultarono sospesi per lo più per brevi periodi, qualche mese, 24 sui quasi 500 iscritti all’Ordine.

Ebbene, in tutte queste travagliate vicende, la classe medica triestina si mantenne sostanzialmente coesa e seppe essere un riferimento fondamentale della vita cittadina, facendosi forte di una preparazione professionale di eccellenza garantita dall’insistente organizzazione di eventi culturali che, canalizzati dalla “Associazione Medica Triestina” e dalla “Scuola Medica Ospedaliera”, svolsero una parallela attività politica, spasmodicamente tesa al ricongiungimento di Trieste all’Italia.

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