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ADDIO A BRUNO VASARI, IL POETA GENTILUOMO Stampa E-mail
ADDIO A BRUNO VASARI, IL POETA GENTILUOMO
di Elvio Guagnini
 
Questo testo è stato pubblicato su "Il Piccolo" di Trieste - 22 luglio 2007
 


Apparteneva alla schiera dei "giusti". E' stato, e sarà, per chi lo ha conosciuto e gli è stato vicino, un maestro di vita. E' stato attivo fino all'ultimo per realizzare gli obiettivi che sapeva perseguire e portare a compimento con tenacia. Obiettivi di testimonianza personale ma, soprattutto, di testimonianza civile. Amava gli uomini capaci di risolvere i problemi evitando discorsi inutili. Ma era, oltre che uomo di grande cultura e lettore di qualità, amante della letteratura e ricco di conoscenze nel campo delle arti figurative e della musica.
Nonostante l'età (è morto venerdì scorso, a Torino, a 96 anni), Vasari aveva progetti in serbo per sé e per gli altri, partecipava alla vita, ai problemi e al costume politico e culturale dei nostri giorni con l'entusiasmo del giovane e la malinconia del saggio. Anche nel fisico, nell'immagine e nella presenza (aveva uno sguardo vivo e comunicativo, appassionato e ironico, un'eleganza naturale nel portamento) mostrava un personalità non comune.
Bruno Vasari era nato a Trieste nel 1911. A Trieste aveva avuto come insegnante e guida, al liceo, Giani Stuparich, al quale era molto legato e cui dedicò un intenso volume di riflessioni e di ricordi (Giani Stuparich. Ricordi di un allievo, Trieste, Lint, 1999), per testimoniare anche ciò che poteva (e che potrebbe, ancora oggi) significare una scuola di maestri capaci di comunicare espe-rienze e problemi di qualità e di livello.
Funzionario dell'Eiar (poi Rai), dovette entrare in clandestinità nel 1943 (era stato denunciato per attività antifasciste), e partecipò alla Resistenza nelle formazioni di Giustizia e Libertà. Arrestato nel 1944 dalle SS, imprigionato a San Vittore, venne poi avviato al campo di concentramento nazista di Mauthausen. Scampato allo sterminio, tornò in Italia nel 1945. Il suo libro Mauthausen bivacco della morte (pubblicato nel 1945, Milano, La Fiaccola, e ristampato a Firenze, Giuntina, 1991, con pref. di Furio Colombo) è stata la prima testimonianza italiana in volume sui Lager. Un libro capace di comunicare con poche parole, in modo essenziale, emozioni espresse fuori da ogni enfasi o letterarizzazione; di dar vita attraverso scenografie scarne, a un racconto di eventi tragici espressi con partecipata lucidità. Tornato al lavoro alla Rai, ricoprì incarichi di rilievo fino al grado di vice direttore generale. Per circa vent'anni fu direttore di "Lettera ai compagni", rivista della FIAP(Federazione italiana delle associazioni partigiane), legata idealmente al Partito d'Azione. Molti dei suoi articoli pubblicati su questo periodico vennero poi riuniti nel volume Una battaglia culturale (Milano, M&B, 2001). Nella prefazione a questo volume, il suo amico Aldo Aniasi ebbe a sottolineare da un lato l'impegno di Vasari per <<far conoscere le esperienze sue e dei suoi compagni, far vivere la memoria degli orrori del nazismo e complicità del fascismo>>, da un altro lato le qualità del narratore <<che avvince il lettore con una prosa che nulla concede all'effetto e non rinuncia al racconto di particolari riuscendo a condensarli in spazi limitati>>.
Amico di Ferruccio Parri, di Carlo Levi e di Primo Levi, che gli dedicò alcuni versi di grande intensità, Vasari è stato autore di diversi e originali libri di testimonianza autobiografica (da Frammenti della memoria, Torino, Omega, 1977, a Tramonti, Udine, Campanotto, 2005; un altro libro, Sole nascente, è in corso di stampa presso lo stesso editore) e di otto libri di poesie (da Il balcone fiorito, Torino, Omega, 1996, a Di giorno in giorno, Reggio Emilia, Diabasis, 2004), una sorta di lungo diario o zibaldone in versi ricchi di riflessioni appassionate, ironiche e autoironiche, e di rievocazioni di amici e persone care che avevano popolato la sua esistenza e che erano state colpite dalla "falce del tempo". Una lunga intervista a Vasari (Il riposo non è affar nostro, a cura di Veronica Ujcich, Udine, Campanotto, 2001) e una raccolta di scritti di e su Vasari (La libertà allo stato nascente - Percorsi nell'archivio di Bruno Vasari, a cura di Barbara Berruti, introd. di Alberto Cavaglion, Alessandria, Edizioni dell'Orso) illustrano attività, iniziative e percorsi della vita di Vasari.
Attivo fino a pochi anni fa in campo aziendale e amministrativo, Vasari ha scritto anche uno splendido saggio sulla Tecnica dei rapporti scritti (Torino, Omega, 1944). Dove si parla, certo, di rapporti aziendali; ma dove si dicono anche cose utili a capire il suo stile, come scrittore, e le sue idee sulla scrittura. Dove si sottolinea l'esigenza di una fusione dell'eleganza di forma con quella di sostanza. Dove si insiste - citando anche Stendhal - sulla necessità di chiarezza, precisione, completezza della comunicazione, e sul fondo etico "forte" che Vasari voleva strettamente congiunto alla comunicazione stessa.
Vice presidente nazionale dell'ANED (Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti ) e presidente onorario della sezione di Torino della stessa associazione, Vasari era particolarmente orgoglioso di aver condotto in porto il progetto, voluto dall'ANED, sostenuto dalla Compagnia di San Paolo e realizzato in collaborazione con l'Università degli Studi di Torino, di una Ricerca sulla storia della Deportazione dall'Italia nei campi di sterminio nazionalsocialisti. Un progetto e una ricerca (oltre 37 mila schede biografiche certificate) che erano stati presentati a Torino nel gennaio di quest'anno - alla vigilia della "Giornata della memoria" - dai coordinatori della ricerca, Nicola Tranfaglia e Brunello Mantelli, e da Bruno Vasari che ricordava come il Piemonte era da considerarsi come una Regione d'avanguardia nel compimento di <<imprese di tale portata>>.
Si sentiva triestino e torinese (<<Triestino/ di nascita/ ho trovato/ in questa città/ della Cultura/ e del Lavoro/ adatte/ coordinate di vita>>), il suo motto era <<the rest is not our business>> (il riposo non è affar nostro), aveva assistito a crisi di ogni genere ma la sua fiducia nei giovani capaci di saldare l'oggi al domani non è venuta mai meno. E questa è stata la sua (e potrebbe essere la nostra) forza.

Elvio Guagnini

[Bruno Vasari è morto venerdì 20 luglio 2007 a Torino - ]
 
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