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IL CIRCOLO DELLA LETTURA - Monika Bulaj Stampa E-mail

IL COMPLESSO IMMAGINARIO DI MONIKA BULAJ

"iL CIRCOLO DELLA LETTURA" 

10 OTTOBRE 2008

 

(Programma di sala) 

Profumo di legno bagnato e incenso, folle impazzite all'assalto dell'acqua benedetta, mormorii e silenzi di monasteri, donne invasate dalle lunghe gonne, foreste del Nord, labirinti d'acque, comignoli e lumini, greggi sotto la neve, montagne costellate di fuochi, lingue perdute, incantesimi...
Tutto ciò rappresenta solo una parte del complesso immaginario di Monika Bulaj, fotografa e scrittrice, meglio fotografa-scrittrice, d'origine polacca (Varsavia 1966), che sulla base di una forte preparazione d'antropologa si è spinta sulle tracce dei microcosmi dimenticati tra Baltico, Mar Nero e Caspio, in bilico fra paganesimo, cristianesimo, ebraismo e fedi d'Oriente. E ancora pellegrini in viaggio, santuari anneriti dalle candele, cimiteri ebraici, zingari e violini, carri a cavalli, icone, genuflessioni, ritmo carovaniero di litanie. Un mondo segreto, che sarebbe andato perduto oppure ignorato dal viaggiatore frettoloso, attratto ormai per inveterata abitudine solo dalle esteriorità o dalle rotte del turismo d'evasione, ignorando invece – come sottolinea Umberto Galimberti – che se "il viaggio è un offrirsi come rischio... è la storia a inabissarsi nei secoli per evocare tutta quell'immaginazione che mai avremmo sospettato avesse riscontri di realtà... "
Per i molti luoghi comuni che elimina, l'inesausto viaggiare nel sacro di Monika Bulaj rappresenta un aspetto per molti versi assolutamente nuovo e perfino disorientante. Come il fatto di scoprire musulmani che festeggiano il sabat, ebrei che leggono il Corano, musulmane che segnano la croce sul pane prima di metterlo in forno e quelle che pregano la Madonna, cristiani che adorano gli alberi e la luna, perfino feste della fertilità cui accorrono islamici e cristiani, sciiti assieme ai sunniti all'apertura delle nuove moschee. In questo contesto l'orizzonte umano si amplia, va molto oltre il mondo rappresentato dalle singole immagini, si spinge lontano, in una nebulosa di luoghi ignorati, dove non esistono – o non sono ancora nati - dei pensieri unici e delle intolleranze. Mondi autentici, nemici dei dogmi e delle gerarchie, ma anche straordinarie difese allo scontro tra fondamentalismi.
Sono nate delle opere che lasciano il segno, non solo nel campo dell'immagine ma anche in quello della scrittura, tra cui: Romani Rat (2002) di M. Orlandi (sull’olocausto dei Rom, realizzato con il contributo di Shoah Visual History Foundation), Libya felix (Bruno Mondadori, 2003); Donne, storie… (Alinari, 2005); Gerusalemme perduta… con Paolo Rumiz (Frassinelli, 2005); Figli di Noe (Frassinelli, 2006), fino all'attuale Genti di Dio (Frassinelli 2008), il suo progetto di più vasto respiro.
 
Fabio Venturin


 
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