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GLI SCRITTORI SLOVENI E LA LETTERATURA ITALIANA - 22 maggio 2013 Stampa E-mail
 

 

GLI SCRITTORI SLOVENI E LA LETTERATURA ITALIANA

Mercoledì 22 maggio 2013 – Ore 16.30

Sala conferenze della Biblioteca Statale “Stelio Crise”

(Largo Papa Giovanni XXIII n. 6 – 2° piano)

Convegno con la partecipazione di:

Magda Jevnikar, Marija Kacin, Miran Košuta, Marko Kravos,

Michele Obit, Boris Pahor, Tatjana Rojc, Ciril Zlobec.

A cura del prof. Elvio Guagnini

 

Una tematica dagli innumerevoli risvolti, attorno al concetto variamente inteso di “scrittura di frontiera”, per seguirne svolgimenti e approdi: questa la base del convegno Gli scrittori sloveni e la letteratura italiana”, proposto dalla Sezione letteraria del Circolo della Cultura e delle Arti, a cura di Elvio Guagnini, che avrà luogo mercoledì 22 maggio con inizio alle ore 16.30 presso la Sala conferenze della Biblioteca Statale “Stelio Crise” (Largo Papa Giovanni XXIII n.6 – 2° piano). Vi partecipano personalità in vario modo legate e riferentisi al capoluogo e all'entroterra giuliano, fra Italia e Slovenia: Magda Jevnikar, Marija Kacin, Miran Košuta, Marko Kravos, Michele Obit, Boris Pahor, Tatjana Rojc, Ciril Zlobec, nel loro specifico quadrante d'interesse e attività, quali autori in prosa e poesia, traduttori, docenti, saggisti e studiosi delle fonti storiografiche. Nel corso dell'iniziativa, intendono instaurare un dibattito che possa fornire delle risposte il più possibile articolate attorno a una serie di questioni di notevole impatto, riguardanti la definizione degli influssi culturali reciproci. Studiando ed evidenziando analogie e differenti prese di posizione, il tutto inserito in un adeguato contesto storico, ne emerge la possibilità di chiarire le numerose direttrici che hanno agito nei confronti delle rispettive basi letterarie, condizionandone le risultanze finali.

Il complesso delle argomentazioni e degli spunti si presenta quantomai suggestivo, negli intrecci e nelle implicazioni, poiché i riferimenti riguardano non solo l'illuminazione degli specifici rimandi da entrambe le parti, ma coinvolgono tutto un corollario di movimenti e attività. Infatti la presenza della letteratura italiana presso gli scrittori sloveni si è manifestata in modi e termini estremamente diversi: in saggi su opere e autori, in traduzioni, articoli informativi, recensioni di libri e critiche di opere teatrali, commenti, polemiche o brevi segnalazioni. Ne è conseguita una cospicua mole di interventi attraverso i quali la cultura slovena, specie a Trieste, ma anche in tutto il circondario e nel territorio del vicino Stato, fino a Lubiana e oltre, ha seguito e continua a seguire l'attività letteraria italiana.

Ne fa fede, come esemplificazione, l'azione talora sotterranea, altre volte più esplicita, esercitata dalla letteratura italiana tanto sulla narrativa e saggistica quanto sulla maturazione filosofica e sul percorso esistenziale, in primo luogo di quegli autori che sono stati e sono tuttora dei protagonisti della vita culturale slovena del secondo dopoguerra, per i quali il confronto non va visto come una contrapposizione tra due mondi diversi, bensì come un tramite per una maggiore consapevolezza di incontri e ispirazioni artistiche.

 

Approfondimenti:

 

Magda Jevnikar, è autrice di Le discussioni sulla letteratura italiana nelle riviste slovene di Trieste. Nella ricerca sono state prese in esame le riviste slovene pubblicate a Trieste nel periodo dal 1945 al 1980. L'attenzione è stata rivolta alla presenza della letteratura italiana in tali riviste, presenza che si è manifestata in modi e termini diversi. Da tale lavoro di schedatura si possono in parte delineare i termini e i modi in cui la cultura slovena di Trieste ha seguito, nel periodo preso in esame, l'attività letteraria italiana.

 

Marija Kacin, è autrice di Ziga Zois in italijanska kultura (Lubiana 2001) e la traduttrice di La villa sul lago di Boris Pahor (Zandonai 2012)

 

Miran Košuta, è scrittore, storico e critico letterario italiano di lingua slovena. Attualmente insegna lingua e letteratura slovena presso la Facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Trieste. Nei suoi volumi di saggistica ha cercato di promuovere in Italia la conoscenza della cultura e della letteratura slovena mettendo in evidenza i rapporti esistenti tra le due culture. Non vanno dimenticati i suoi studi musicali e la produzione di testi narrativi e teatrali. Tra i suoi volumi si segnalano: Rapsodija v treh stavkih (Trieste, EST-ZTT, 1998), Krpanova sol. Knjizevni liki in stiki na slovenskem zahodu: studije in eseji (Ljubljana, Cankarjeva Založba, 1996), Scritture parallele. Dialoghi di frontiera tra la letteratura slovena ed italiana (Trieste, Lint, 1997), Slovenica. Peripli letterari italo-sloveni (Reggio Emilia-Trieste, Diabasis-EST, 2005). Inoltre, in veste di traduttore ha curato le versioni slovene di Franziska e della Visitatrice di Fulvio Tomizza.

 

Marko Kravos, nato a Montecalvo Irpino (AV) nel 1943, dove i suoi erano confinati durante il fascismo. Poeta e scrittore sloveno, vive a Trieste. Laureato in lingue e letterature slave, membro dell’Associazione degli scrittori sloveni di Lubiana, dell’associazione internazionale degli scrittori PEN (del cui centro sloveno a Lubiana fu presidente negli anni 1996-2000) e del Gruppo 85 di Trieste. Ha diretto il circolo culturale Slovenski klub di Trieste. Particolarmente apprezzate le sue liriche, che sono state tradotte in varie lingue. Il suo poema più noto è Jazonova sled ("Le tracce di Giasone").

 

Michele Obit, è nato nel 1966 a Ludwigsburg (Germania), vive e lavora a Cividale del Friuli (Udine). Ha curato e tradotto, nel 1998, l’antologia Nuova poesia slovena per l’Editoriale stampa triestina. Nel 1999 ha tradotto in italiano le poesie per l’infanzia di Srecko Kosovel pubblicate con il titolo Il ragazzino e il sole. Nel 1999 ha inoltre co-fondato il laboratorio sulla traduzione poetica Linguaggi di-versi / Razlicni jeziki. All’interno della manifestazione “Stazione Topolò / Postaja Topolove” che si tiene ogni anno sul confine italo-sloveno cura gli incontri letterari denominati “Voci dalla sala d’aspetto/Glasovi iz cakalnice”. Ha pubblicato Notte delle radici (1988, Vattori) e Per certi versi (1995, Kellerman Editore, Vittorio Veneto).

 

Boris Pahor, è riconosciuto da tutti come il più grande autore vivente di lingua slovena. Vera e propria coscienza critica del Novecento, voce accorata di una minoranza linguistica spesso perseguitata e ridotta al silenzio, intellettuale “scomodo” per antonomasia, è uno degli scrittori più interessanti della letteratura mitteleuropea contemporanea e al tempo stesso più negletti nel panorama editoriale italiano.

Nato nel 1913 a Trieste, dove tuttora vive, Boris Pahor ha pubblicato moltissimo. I suoi romanzi sono stati tradotti dallo sloveno in francese, inglese e tedesco con grande successo, ma poco in italiano. L’autore, molto amato in Francia e più volte segnalato all’Accademia svedese per il Nobel alla Letteratura, è stato recentemente insignito della Légion d’honneur (2007) per i meriti in campo letterario. Tra gli altri riconoscimenti ricordiamo il premio Prešeren, maggiore onorificenza slovena in campo culturale, il San Giusto d’Oro e il recentissimo premio Napoli.

In Italia ha conosciuto il successo letterario, pur tardivo, grazie al suo romanzo più importante, Necropoli, tradotto e pubblicato nel 2008. Durissima testimonianza autobiografica, il romanzo racconta l’esperienza dell’autore nei campi di concentramento nazisti, in cui venne imprigionato per aver partecipato alla resistenza slovena durante la seconda guerra mondiale. Pahor affronta in queste pagine, tra l’altro, il tortuoso incubo della colpa (quantomeno sentita come tale) del sopravvissuto, di chi è tornato, incubo che tanto ha pesato su Primo Levi. Così scrive Claudio Magris nella sua introduzione al libro: «Necropoli, annoverato da decenni fra i capolavori della letteratura dello sterminio, è un libro eccezionale, che riesce a fondere l’assoluto dell’orrore – sempre qui e ora, presente e bruciante, eterno davanti a Dio – con la complessità della storia, la relatività delle situazioni e i limiti dell’intelligenza e della comprensione umana».Tra le opere in italiano ricordiamo Il petalo giallo (Zibelka sveta), Qui è proibito parlare (Parnik trobi nji) e Il rogo nel porto (Kres v pristanu). Quest’ultima raccolta di racconti è ambientata nella Trieste degli anni venti e trenta del secolo scorso, una città attraversata dalle drammatiche tensioni tra il fascismo trionfante e la perseguitata comunità slovena.

Nel 2009 Zandonai ha pubblicato Una primavera difficile (Spopad s pomladjo), altra prova di spessore del grande autore sloveno che, con la sua puntuale descrizione di una storia che concerne innanzitutto gli sloveni d’Italia, ha saputo cogliere e trasportare con grande sensibilità e maestria alcuni dei temi più profondi e delle questioni più sconcertanti dell’umanità ferita del XX secolo.

[Scheda letteraria dell'editore Zandonai]

 

Tatjana Roic, si occupa di critica letteraria e letterature comparate. Il suo interesse è volto in particolare alla poesia slovena e agli autori Boris Pahor, Srecko Kosovel, Alojz Rebula, Miroslav Kosuta, Igo Gruden altri, che contestualizza entro il contesto filosofico e letterario europeo del Novecento. È docente di letteratura all'Università di Nova Gorica. Collabora come guest professor con l'Ateneo di Lubiana, è stata docente di Lingua e letteratura slovena e di Lingua e traduzione slovena agli Atenei di Roma La Sapienza, Udine e Trieste. È autrice di pubblicazioni monografiche, libri intervista con Alojz Rebula e Boris Pahor (di quest'ultimo ha curato anche l'antologia, pubblicata a Lubiana in occasione dell'inaugurazione di Capitale mondiale del libro). I suoi contributi scientifici sono usciti in Italia, Slovenia e in Austria. Collabora con la Sede RAI per il Friuli Venezia Giulia di Trieste come autrice di serie radiofoniche su letteratura e storia, come sceneggiatrice e regista televisiva. In tale veste collabora anche con la Radiotelevisione nazionale slovena RTV Slovenija. Per la RAI-Radiotelevisione italiana ha inoltre pubblicato numerose serie di prose letterarie e il romanzo Zeus. È stata insignita di numerosi riconoscimenti letterari in Slovenia e in Italia. Nel 1995 ha pubblicato pure la silloge bilingue Terra.Rossa e infinita/Zemlja. Rdeca in neskoncna (Reggio Calabria 1995). Il suo lavoro Lettere slovene dalle origini all'età contemporanea (Gorizia 2005) ha ottenuto ampi consensi di critica e pubblico.

 

Ciril Zlobec, Poeta sloveno (n. Ponikve, Sežana, 1925). Espulso (1941) dal ginnasio italiano perché scriveva versi nella lingua materna, fu confinato negli Abruzzi e prese parte alla guerra partigiana. Redattore e direttore di riviste letterarie, esordì insieme ad altri tre autori con l'antologia Pesmi štirik ("Poesie di quattro", 1953), che segnò il distacco della poesia slovena dal realismo socialista. Sorretti da uno slancio vitalistico che trasforma in coraggiosa accettazione la disperante consapevolezza dei limiti dell'esistenza, i suoi versi si segnalano per la varietà dei ritmi, l'uso insistente della suddivisione strofica, la concretezza delle immagini (Pobeglo otroštvo "L'infanzia fuggita", 1957; Pesmi jeze in ljubezni "Poesie d'ira e d'amore", 1968; Kras "Carso", 1976; Nove pesmi "Nuove poesie", 1985; Moja kratka večnost , 1990, trad. it. La mia breve eternità: antologia personale, 1950-1990, 1991). Ha svolto un'importante attività di traduttore dall'italiano (Dante, Leopardi, Ungaretti, Sciascia, Moravia, ecc.). Tra le pubblicazioni successive ricordiamo l'antologia Dvom, upanje, ljubezen ("Dubbio, speranza, amore", 2005).

[Fonte Enciclopedia Treccani]

 

 

Ufficio stampa CCA: Fabio Venturin

 

 
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