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LA MUSICA VOCALE DI MOZART - 2: SPIRITUALITA’ MASSONICA Stampa E-mail
LA MUSICA VOCALE DI MOZART

Conferenza di Bruno Bianco

II INCONTRO:

SPIRITUALITA’ MASSONICA

Trieste, 21 febbraio 2006
Sala Baroncini delle Assicurazioni Generali





 

Prof. Fabio Venturin - Wolfgang Amadeus (meglio: Amadè) Mozart, uno dei musicisti più amati, più eseguiti, più studiati. Specie in quest’annata del suo duecentocinquantesimo compleanno. E’ un compleanno, non un anniversario, perché non muore mai quello il cui nome viene pronunciato (assieme alle musiche), come dice un saggio orientale.
Non ci dovrebbero essere sorprese, in un autore così amato, salvo forse nelle nuove interpretazioni musicali: oggi per esempio ascoltiamo la produzione pianistica mozartiana non sugli strumenti moderni, ma sui fortepiano d’epoca, gli Stein viennesi che il musicista prediligeva, come sappiamo dalle sue lettere al padre. Ascoltiamo l’effetto che fa, a chi può piacere a chi meno... questione di gusti ed abitudini.
Per il resto, dal punto di vista biografico, le indagini sono state approfondite, si sono svelate tante imprecisioni, molti punti oscuri sono stati oggetto di dibattito. Tanto per chiarire, spazzata via la leggenda del contrasto Mozart-Salieri, come appariva nel film di Forman, il famoso “Amadeus”: chi ci ha seguito la volta scorsa ricorderà l’accenno che se ne è fatto in chiusura. L’immagine del compositore che se ne traeva, per quanto accattivante, non rispecchia affatto la sua personalità: un’altra bella ma infedele proposizione.
Ancora, dal punto di vista critico non ci dovrebbero essere sorprese. Eppure anche qui le novità non mancano, proprio come sentiremo fra poco dal prof. Bruno Bianco. Non solo perché la produzione “massonica” di Mozart è veramente poco nota, ma soprattutto perché le sue parole ci aiuteranno a sfatare alcune altre leggende, più dure a morire, cioè quelle relative alla genialità “ingenua” o addirittura “infantile” di Mozart.
Poiché siamo tutti curiosi di addentrarci in questo che rappresenta un altro degli innumerevoli geniali labirinti mozartiani, mi affretterò dunque a cedere la parola all’amico e da noi già ben conosciuto studioso che è il prof. Bruno Bianco. Tenendo solo presenti gli ulteriori appuntamenti, che vi abbiamo annunciato sul programma ed ai quali non dovete naturalmente mancare.
Grazie al prof. Bruno Bianco, grazie al pubblico e buon ascolto.

Prof. Bruno Bianco - Ringrazio l’amico Prof. Fabio Venturin per la Sua calorosa presentazione e mi dichiaro d’accordo con le Sue pertinenti e felici osservazioni sul linguaggio vocale mozartiano, che in questa seconda tappa del nostro “viaggio” toccherà l’esperienza massonica: essa non ha un carattere episodico nella vicenda umana e nell’attività musicale di Mozart, quasi fosse isolabile dal resto della sua produzione un gruppo di composizioni di specifica committenza e destinazione. Le più recenti ricerche (tra cui, in Italia, si segnala il recente, documentato studio di LIDIA BRAMANI, Mozart massone e rivoluzionario, Bruno Mondadori, Milano 2005) mettono in luce come i contatti di Mozart con affiliati alla massoneria risalgano ben addietro al suo ingresso formale, avvenuto il 14 dicembre 1784, nella Loggia viennese Zur Wohltätigkeit (Alla Beneficenza). Ricorderemo soltanto che nell’autunno del 1768 Mozart compose il Singspiel Bastien und Bastienne KV 50 su invito di Franz Anton Mesmer, il celebre medico e teorico del “magnetismo animale”, le cui idee politiche radicali lo collegavano da un lato alla massoneria viennese, dall’altra alla cerchia degli “Illuminati” bavaresi (amico di famiglia dei Mozart, che lo frequentarono a più riprese nei loro soggiorni viennesi, ha ottenuto un ricordo musicale imperituro nel finale del primo atto di Così fan tutte, in cui la furba Despina simula, nelle vesti di un dottore, l’applicazione della terapia “mesmerica” ai due spasimanti in deliquio). Ricorderemo, ancora, che fu nel soggiorno a Mannheim tra il 1777 e il 1778 che Mozart fece la conoscenza del barone Otto Heinrich von Gemmingen, funzionario di corte e drammaturgo, che a Vienna, divenuto nel frattempo Gran Maestro della Loggia Zur Wohltätigkeit, doveva promuovere l’ammissione di Mozart. Ma, in questa sede, non possiamo dilungarci oltre sulla rete di amicizie e di contatti che hanno circondato il grande musicista nella sua vita privata e professionale. E possiamo appena accennare al fatto che l’esperienza massonica non si riflette soltanto nel simbolismo trasparente del Flauto Magico: questo vertice finale dell’arte mozartiana è preceduto dalle prove fatte nelle musiche di scena per il “dramma eroico” Thamos del massone Thobias Philipp von Gebler (in cui l’ambientazione egiziana fa da sfondo, come nella Zauberflöte, al contrasto tra la virtù degli iniziati alla vera saggezza e le trame di chi è assetato di un cieco potere), mentre allusioni alle dottrine massoniche compaiono anche in grandi opere come la “trilogia dapontiana” e nella stessa Clemenza di Tito.
Prima comunque di prendere in esame alcune composizioni mozartiane specificamente massoniche per committenza e destinazione sarà opportuno almeno qualche cenno sulla situazione e i caratteri generali della massoneria austriaca del Settecento, con particolare riferimento a Vienna. Nella capitale, e in generale nell’Impero, la prima Loggia comparve nel 1742, col nome francese Aux Trois Canons (“Ai Tre Canoni”: allusione ai tre gradi d’iniziazione). La sua vita fu breve: benché il consorte di Maria Teresa, Francesco Stefano di Lorena, fosse stato iniziato alla massoneria a L’Aia già nel 1731, l’imperatrice era ostile alla setta e nel 1743 riuscì a far chiudere questa prima Loggia. Il consorte regnante, comunque, ottenne a sua volta che non venissero pubblicate (e quindi rese esecutive) le bolle papali di scomunica emanate nel 1738 (Clemente XII) e nel 1751 (Benedetto XIV). Alla morte di Maria Teresa, nel 1780, le Logge massoniche possono liberamente diffondersi sotto lo sguardo tollerante di Giuseppe II e nel 1784 (l’anno dell’ingresso di Mozart) in Vienna si contano otto Logge, riunite nella prima Loggia Provinciale dell’Austria, a sua volta facente parte con altre cinque Logge Provinciali della Grande Loggia Nazionale, retta dal conte Johann Baptist Karl Walther von Dietrichstein-Proskau. La Loggia di Mozart, fondata nel 1783, svolgeva i suoi lavori nella sede della più grande «Loggia d’élite» (così H. STREBEL, Der Freimaurer Wolfgang Amadé Mozart, Rothenhäusler Verlag, Stäfa, 1991, p. 47) Zur Wahren Eintracht (Alla Vera Concordia), retta dall’insigne mineralogista Ignaz von Born, che mantenne con Mozart rapporti d’amicizia fino alla sua morte, avvenuta quattro mesi prima di quella del musicista (24 luglio 1791): è probabile e anzi plausibile, seppure non documentabile con certezza, il riferimento di Mozart a questa personalità dominante nella cerchia massonica nel ritratto del sacerdote Sarastro del Flauto magico. Fu in questa Loggia, del resto, che venne accolto poco dopo Franz Joseph Haydn (11 febbraio 1785), mentre Leopold Mozart entrò nella Loggia del figlio il 6 aprile di quello stesso anno. Ma la fioritura della massoneria austriaca fu di breve durata: pochi mesi dopo, il 17 dicembre 1785, Giuseppe II emanava un decreto – il cosiddetto Freimaurerpatent – in cui si disponeva la drastica riduzione delle Logge viennesi a tre (poi ristrette ulteriormente a due) e l’obbligo di render noto il numero e il nome degli affiliati. Una misura dettata chiaramente dal timore di veder crescere “uno Stato nello Stato”, ovvero il formarsi di una compatta corporazione in seno alle alte cariche amministrative dell’Impero, capace di coinvolgere non solo l’aristocrazia, ma anche larghi strati del clero illuminato che, in un primo tempo, aveva accolto con favore (a differenza del basso clero e del popolino) le riforme giuseppine in materia ecclesiastica. Infatti, scorrendo ad esempio le liste degli affiliati alla Zur wahren Eintracht nel 1785 (cfr. H. STREBEL, op. cit., pp. 59-64), compare il fior fiore della nobiltà austriaca, che in quella Loggia intratteneva rapporti con Mozart: dai conti Palfy al principe Johann Joseph von Paar, dai baroni Tinti al conte Anton Georg Apponyi (il dedicatario dei Quartetti di Haydn op. 71 e 74), fino al celebre statista barone Joseph von Sonnenfels. In quella stessa Loggia troviamo, ancora alti funzionari appartenenti alla borghesia, ma anche medici, scrittori ed artisti. Al di fuori di essa, naturalmente, sono attestati altri nomi eccellenti, come quelli dei membri della famiglia Eszterházy von Galántha, con cui è intrecciata l’attività di Haydn; per concludere, ricorderemo che (per citare un esponente dell’alto clero) lo stesso arcivescovo-principe di Salisburgo, il famigerato “nemico” di Mozart Hieronymus Josephus Colloredo von Waldsee und Mehls, nel 1783 si fece promotore della Loggia Zur Fürsicht (Alla Prudenza)! Ma, come dicevamo, il decreto di Giuseppe II diede un “giro di vite” a questa fioritura massonica: così , ad esempio, la Loggia di Mozart Zur Wohltatigkeit confluì con la Zu den drei Feuern (Ai Tre Fuochi) nella Loggia Zur gekrönten Hoffnung (Alla Speranza Incoronata), che prese il nome Zur neugekrönten Hoffnung (Alla Speranza Nuovamente Incoronata) ed ebbe come primo Gran Maestro il già ricordato von Gebler (l’altra Loggia, Zur Wahreit ovvero “Alla Verità”, fu retta da von Born). Vi furono malumori e defezioni: von Born, von Gemmingen e von Sonnenfels, le tre personalità di spicco della massoneria viennese, lasciarono di lì a poco (nel 1786) i Fratelli e cominciò il rapido declino dell’associazione. Dopo la scomparsa di Giuseppe II, nel 1790, il breve regno del fratello Leopoldo II sembrò assicurare un’effimera rifioritura alla massoneria, ma con l’avvento, nel 1792, di Francesco II, la situazione precipitò: l’ostilità del monarca, alimentata anche dal clima di sospetto creatosi in seguito alla guerra con la Francia rivoluzionaria, spinse le Logge viennesi all’autosoppressione nel dicembre 1793. Mozart, dal canto suo, finché rimase in vita non rinnegò mai la sua appartenenza alla massoneria, rimanendo fedele alla sua nuova Loggia. Di più, a riprova del suo sincero entusiasmo per il messaggio dei Liberi Muratori, vale una testimonianza della vedova Constanze, diretta il 27 novembre 1799 agli editori di Lipsia Breitkopf & Härtel: nel poscritto, dopo aver confermato l’appartenenza del defunto marito alla massoneria («Voi sapete che Mozart era massone») aggiunge quasi alla fine che «egli ha anche voluto creare un’associazione denominata “La Grotta” [Die Grotte] », di cui aveva steso persino l’abbozzo di uno statuto.
Dopo questi cenni storici possiamo domandarci conclusivamente – ed è forse il quesito più interessante – il motivo di un’adesione così appassionata e convinta, che si estrinseca anche nei titoli presenti nella selezionata biblioteca di Mozart. Con tutta la cautela necessaria in una materia che coinvolge le dimensioni più segrete ed intime di una personalità restia alle “confessioni” e ai “proclami” ideologici, e tenendo presente anche il comprensibile velo di riservatezza che avvolge nell’epistolario mozartiano ogni riferimento alla massoneria, possiamo tuttavia comprendere le ragioni di tale adesione. La coscienza della propria dignità di artista e di uomo, umiliata dal servizio presso la corte arcivescovile di Salisburgo, nonché il bisogno di aprirsi ad un più vivace scambio di contatti al di fuori dell’ambiente provinciale e clericale della città natale, convinsero il musicista ad entrare in una associazione dove religiosità ed impegno etico si esprimevano in un attivo servizio sociale sulla base di una fondamentale uguaglianza tra gli uomini. L’utopia massonica di una società fondata sulla solidarietà universale al di sopra di ogni disparità di ceto e di convinzioni religiose non poteva non attrarre chi, come Mozart, fin dalla più tenera infanzia era stato educato attraverso viaggi e contatti ad essere un vero “cittadino del mondo”. Né, d’altra parte, il cattolicesimo sincero di Mozart si sentiva in conflitto con la propria adesione alla massoneria: come molti tra gli spiriti illuminati dell’epoca, come lo stesso arcivescovo Colloredo (lo abbiamo visto sopra), il grande musicista riteneva che la Fratellanza massonica rappresentasse la purificazione e il compimento dell’autentico messaggio cristiano, in una dimensione etica dove la prima delle virtù era quella “beneficenza” o Wohltätigkeit, quell’attivo impegno per l’uomo cui s’intitolava la stessa Loggia da lui prescelta.
Ma è il momento, ora, di passare all’ascolto di una scelta forzatamente ridotta della produzione vocale esplicitamente massonica di Mozart. Cominceremo con due canti “responsoriali” (così L. BRAMANI, op. cit., p. 65) – ovvero alternanti una voce solistica (tenore) e coro maschile a tre voci, con accompagnamento d’organo – composti da Mozart sul finire del 1785 rispettivamente per l’apertura e la chiusura della seduta inaugurale della Loggia Zur neugekrönten Hoffnung, avvenuta il 14 gennaio 1786 (probabilmente assente Mozart, per ragioni di salute). Come autore del testo, in entrambi i casi, viene indicato Augustin Veith nobile von Schlittersberg, che in occasione dell’elevazione di Mozart al secondo grado (quello di Geselle o “compagno”), avvenuta il 7 gennaio 1785, era presente nella Loggia Zur wahren Eintracht come “maestro di cerimonia”. I due canti hanno un carattere semplice, alieno da virtuosismi vocali e strumentali, essendo prevista l’esecuzione da parte di membri della Loggia stessa: ciononostante anche in questo carattere dimesso si riconosce ex ungue leonem, ovvero la maestria di Mozart. Il primo di questi canti, KV 483, è dedicato all’apertura della seduta ed è intitolato Zerfließet heut’, geliebte Brüder (Scioglietevi oggi, cari fratelli): il testo, non senza una certa cortigianeria, inneggia alla saggezza di Giuseppe II, interpretando benevolmente il decreto di fusione del dicembre 1785 che, come abbiamo visto, aveva in realtà tutt’altre intenzioni. Il modesto poeta d’occasione già nel verso iniziale allude allo “scioglimento” nel duplice senso di effusione d’animo e di cessazione di un’attività di gruppo. Le allusioni continuano subito dopo: nella «beneficenza» di Giuseppe, nel «triplice fuoco» e nella «speranza nuovamente incoronata» dal sovrano sono chiaramente designati i nomi delle tre Logge preesistenti e della nuova. Su questo testo Mozart applica il simbolismo massonico (ad esempio quello della triade, evidente nelle tre voci maschili del coro) con accenti che – com’è stato rilevato (cfr. H. STREBEL, op. cit., p. 105) – preannunciano quelli del coro dei Tre Fanciulli Bald prangt, den Morgen zu verkünden (Presto, ad annunciare il giorno, brillerà) nel finale del Flauto magico (II, 26): ma l’intero breve componimento (si tratta di sole 26 battute) respira l’atmosfera di una marcia gioiosa e solenne che l’organo sottolinea con le sue festose volute. Ascoltiamo dunque il Lied massonico KV 483 nell’interpretazione del tenore Peter Schreier e delle voci maschili del Rundfunkchor di Lipsia, accompagnati all’organo da Raphael Alpermann:

[v. appendice: brano 1]

Il secondo di questi canti massonici, KV 484, è intitolato Ihr unsere neue Leiter (Voi, nostre nuove guide): destinato al medesimo organico vocale e strumentale, è un atto di fiducia nel nuovo direttivo (come abbiamo visto in precedenza, alla carica di Gran Maestro fu eletto il barone von Gebler) e insieme l’affermazione dell’impegno (espresso dal coro) alla doppia costruzione del Tempio e dell’uomo. E quest’impegno, formulato nei termini di un «sacro giuramento», conferisce al Lied di chiusura un accento più grave e commosso: lo sottolinea il ricorrere del medesimo testo nelle due strofe affidate al coro e lo accentua ulteriormente la ripetizione all’interno di ciascuna strofa, ma con una sottile variazione armonica (sono le raffinatezze di un maestro!) che accompagna l’intensificarsi dell’emozione. Mozart esprime meravigliosamente, pur nei limiti di una piccola composizione d’occasione, il pathos di un nobile ideale di fratellanza e di educazione alla virtù, il sogno di un “uomo nuovo” che nelle Logge massoniche riuniva i membri di classi sociali diverse. Ascoltiamo ora il Lied massonico KV 484 nell’interpretazione della stessa formazione vocale e strumentale:

[v. appendice: brano2]

Il brano che tra breve ascolteremo, ossia la Kleine Freimaurer-Kantate (Piccola Cantata massonica) KV 623 Laut verkünde unsre Freude (Alto annunci la nostra gioia), è l’ultima composizione compiuta di Mozart ed anche l’ultima ch’egli ha inserito, il 15 novembre 1791, nel proprio catalogo autografo. Già gravemente ammalato (com’è noto, morì pochi giorni dopo, il 5 dicembre), il maestro la diresse personalmente il 18 dello stesso mese in occasione dell’inaugurazione della nuova sede della sua Loggia, Zur neugekrönten Hoffnung. Fu anche la sua ultima apparizione in pubblico, significativo esempio della sua dedizione agli ideali massonici. La composizione, secondo la testimonianza di Constanze, ottenne un successo tale, alla sua esecuzione, che Mozart avrebbe asserito: «Se non sapessi di aver scritto cose di maggior pregio, riterrei questa la mia opera migliore». Aggiungeremo che, poco dopo la sua morte, la Wiener Zeitung annunciava, il 25 gennaio 1792, la sottoscrizione di questa Cantata «a beneficio della vedova e dei suoi orfani», i due figlioletti Karl Thomas (all’epoca settenne) e Wolfgang Amadeus (di pochi mesi: assumerà poi gli altri nomi di battesimo Franz Xaver). Il testo della Cantata è stato attribuito a Schikaneder (l’impresario e attore il cui nome è associato al Flauto magico), ma probabilmente è opera dell’altro attore e librettista della compagnia di Schikaneder, Johann Georg Metzler più noto con lo pseudonimo di Karl Ludwig Giesecke. Si tratta, anche qui, di un testo modesto, pieno di un’esuberante retorica celebrativa degli ideali di concordia e di operosità sociale: la «beneficenza», definita «la più santa, la prima, la regina di tutte le virtù», è presentata addirittura come una «divinità» onnipotente che «nel silenzio prospera e dona all’umanità la sua benedizione». Dal punto di vista musicale questa cantata prevede l’intervento di tre solisti (due tenori e un basso), in aggiunta ad un coro maschile ed un’orchestra formata da due violini, viole, contrabbasso, flauto e le coppie consuete di corni e di oboi: al solenne coro di apertura nella festiva tonalità di do maggiore, alternato ad un intervento solistico, segue un recitativo accompagnato del secondo tenore che introduce un’aria in sol maggiore del I tenore; un secondo recitativo accompagnato, declamato dal I tenore e dal basso, sbocca in un duetto in fa maggiore delle due voci; conclude la composizione il ritorno del festoso coro iniziale. Carli Ballola (cfr. G. CARLI BALLOLA – R. PARENTI, Mozart, Rusconi, Milano 1991, p. 193) è piuttosto severo con questa Cantata: «Sarebbe la più organica delle composizioni massoniche di Mozart, se non fosse anche la più irrilevante: tutto quello che Mozart comunica con questa cantata era già stato detto, ad un livello più alto e artisticamente felice, nella Zauberflöte». Mi permetto di dissentire dall’illustre studioso, precisamente per le medesime ragioni che lo inducono a svalutare questa composizione. Vi si respira, in miniatura, la stessa atmosfera di rarefatta e consumata musicalità vocale e strumentale, la stessa adesione lieve e pur commossa all’ideale di umanità della sorella maggiore. Così il giubilante coro iniziale, più volte riecheggiante all’inizio e alla fine, è come un’ideale cornice entro cui si articolano i recitativi e le arie della Cantata e ricorda il coro Es lebe Sarastro (Viva Sarastro) del finale del I Atto del Flauto magico: la tenera Aria Dieser Gottheit Allmacht ruhet (L’onnipotenza di questa divinità [non] poggia) esprime tutta la fiducia del massone in un ideale di operosa e pacifica fraternità, mentre nel duetto Lange sollen diese Mauern (A lungo dovranno queste mura) vibrano reminiscenze tematiche non solo del coro finale del Flauto magico, ma anche, nella catena melismatica su welcher unsre Hoffnung krönt (che incorona la nostra speranza), delle parole con cui Tamino e Pamina, nella famosa scena degli Uomini Corazzati (II, 28), esprimono la gioiosa fiducia nel superamento della paura della morte: «Wir wandeln durch des Tones Macht / Froh durch des Todes düstre Nacht» (Grazie alla potenza della musica camminiamo / lieti nell’oscura notte della morte). Ascoltiamo dunque la Kleine Freimaurer-Kantate KV 623 nell’interpretazione di Peter Schreier e Hans Peter Blochwitz (tenori), Andreas Schmidt (basso), del Coro maschile del Rundfunkchor di Lipsia e della Staatskapelle di Dresda sotto la direzione di Peter Schreier:

[v. appendice: brano 3]

Il Lied zur Gesellenreise (Canto per il viaggio dei compagni) KV 468 ci riporta indietro nel tempo: si tratta di un vero e proprio Lied per voce solista (tenore) e strumento a tastiera composto il 26 marzo 1785 in vista di una cerimonia di avanzamento al secondo grado di Geselle o “compagno”, probabilmente per quella del proprio padre Leopold, avvenuta il 16 aprile presso la Loggia Zur wahren Eintracht. Mentre nella partitura autografa viene indicato come strumento l’organo, nel catalogo pure autografo di Mozart compare il pianoforte. Il testo, che è un’esortazione a camminare saldi sul sentiero della saggezza, è opera del poeta massone Joseph Franz Ratschky ed era già stato musicato dal compositore ufficiale della Loggia, Johann Holzer. La musica è intrisa di un’atmosfera intima e insieme solenne, lieve e pur commossa: il ritmo ondeggiante esprime l’avanzare fiducioso dei “compagni” nel nuovo e più alto cammino della virtù. Il simbolismo massonico è profuso da Mozart con mano leggera ma sapiente e risulta più evidente leggendo la partitura: la tonalità è quella di si bemolle maggiore con due bemolli in chiave (chiaro riferimento al secondo grado!) e le note sono legate a due a due, a significare il legame fraterno degli affiliati. Infine l’andamento melodico, nelle battute 8-10, assume la forma di un anello che ritorna alla nota iniziale, esprimendo sia visivamente che sul piano sonoro l’idea della “catena” massonica della fratellanza. Ascoltiamo questo Lied nell’interpretazione del tenore Hans Peter Blochwitz, accompagnato al pianoforte da Rudolf Jansen:

[v. appendice: brano 4]

Facendo un’eccezione al taglio vocale del nostro “viaggio” nella musica mozartiana ho voluto presentare, a conclusione di questo incontro, due brevi brani di musica strumentale: per la loro qualità eccezionale rappresentano un’indispensabile integrazione di un sia pur sommario panorama della produzione massonica del Maestro salisburghese. Il primo di questi è la nota Maurerische Trauermusik (Musica funebre massonica) in do minore KV 477, composta ed eseguita per le cerimonie funebri in memoria di due Confratelli: il duca Georg August von Mecklenburg-Strelitz della Loggia Zur neugekrönten Hoffnung, deceduto il 6 novembre 1785, e il conte Franz Eszterházy von Galántha (morto il giorno dopo), soprannominato “Quinquin”, della Loggia Zu den drei Adlern (Alle Tre Aquile; di lui si ricorderanno Hoffmansthal e Richard Strauss nel Rosenkavalier, nella figura di Ottavio, l’amante della Marescialla, detto appunto “Quin–Quin”). L’officiatura avvenne nella Zur neugekrönten Hoffnung il 17 novembre (per entrambi) e il 7 dicembre nella Zu den drei Adlern per il solo duca. E’ vero che la data d’iscrizione nel catalogo autografo mozartiano è sotto il mese di luglio (e questo ha fatto ipotizzare ad alcuni studiosi la preesistenza della composizione, scritta per un’altra circostanza massonica e poi riutilizzata per le esequie dei due aristocratici): ma – come osserva opportunamente lo Strebel (op. cit., n. 5 alle pp. 100-101) – si tratta di un’evidente errore di memoria di Mozart, come prova l’iscrizione sotto lo stesso mese del Quartetto con pianoforte KV 478 in sol minore, che sulla partitura autografa porta invece la data del 16 ottobre 1785. Questa pagina è una severa, intensa meditazione sulla morte che si avvale del simbolismo massonico proiettandolo in una dimensione di significato universale. Già l’impianto tonale rivela l’intenzione: l’austero do minore è il relativo minore della tonalità per eccellenza massonica di mi bemolle maggiore e come quest’ultima reca in chiave tre bemolli, ad esprimere il numero triadico che designa anche il più alto grado dell’iniziazione. L’apertura è solenne. Risuonano tra i fiati gli accordi soffocati che annunziano la presenza ineluttabile della morte e, subito dopo, risponde una figurazione dolente dei primi violini che delinea il tema generale della meditazione mozartiana: il conflitto tragico fra il destino ferreo, simboleggiato dalle note lunghe di oboi, clarinetti e corni, e la ribellione dell’uomo, che si esprime nelle impennate selvagge degli archi. Ma il corteo funebre si avvicina: mentre gli archi continuano a scandire un ritmo di marcia ch’è insieme un grido di dolore e di rivolta, i clarinetti e gli oboi, seguiti poi dai restanti fiati, intonano in mi bemolle un severo corale su una melodia gregoriana (l’incipit della Lamentatio Jeremiae prophetae) che appartiene alla liturgia cattolica ma anche a quella giudaica (cfr. H. STREBEL, op. cit., p. 97): è come se Mozart volesse dimostrare l’universalità della sorte che accomuna gli uomini di ogni credo e condizione, con un canto di tale espressività e significato da indurlo ad annotare in un foglio a parte il tema, come per volerne studiare a fondo le possibilità di sviluppo. Uno sviluppo che assume una forma circolare, a ribadire l’ineluttabilità della morte e del dolore: ritornano infatti le figure iniziali del lamento negli archi, ritorna il dualismo irrisolto con la ferrea sentenza espressa dai fiati. Ma il finale ha qualcosa di inaspettato e di ancor più profondo in serbo, l’ultima parola di Mozart sulla morte e sul suo segreto: nella coda questo conflitto a poco a poco si compone, da tragedia diventa elegia, e mentre i fiati piegano la loro ostinazione in figure cromatiche più mobili, gli archi disegnano melismi di dolore ormai rassegnato, di accettazione. E dall’accettazione scaturisce la trasfigurazione ultima: la conclusione in do maggiore è come un raggio di luce che dissolve la cupa notte della morte, una porta che si spalanca sull’ “eterno Oriente” invocato per i Fratelli. La morte, non più ostile, diviene pegno di speranza, quell’ «amica sincera e carissima dell’uomo» la cui «immagine» era ormai per Mozart non più «terrificante», ma «addirittura molto tranquillizzante e consolante», la «chiave della nostra felicità», come scriverà qualche tempo dopo al padre gravemente ammalato (lettera del 4 aprile 1787). Nel breve cerchio di questa composizione (si tratta di 96 battute) Mozart ha per così dire condensato, in un linguaggio di altissima fattura, la parabola della sua personale maturazione spirituale di fronte al confine ultimo dell’esistenza. Ascoltiamo dunque la Maurerische Trauermusik in do minore KV 477 nell’interpretazione della Staatskapelle di Dresda diretta da Peter Schreier:

[ascolto del brano strumentale]

Concludiamo questo incontro con l’altro brano strumentale preannunciato, meno noto ma di uguale, suprema maestria. Si tratta di un Adagio in si bemolle maggiore per quintetto di fiati (2 clarinetti e 3 corni di bassetto) che porta il numero di catalogo KV 411/484a, la cui data di composizione resta incerta, non avendolo Mozart inserito nel proprio catalogo: la sesta e ultima edizione del catalogo Koechel (1964) lo assegna alla fine del 1785, in quanto dal tardo autunno di quell'anno Mozart poteva contare su almeno cinque Fratelli che padroneggiavano la famiglia dei clarinetti (tra di essi ricorderemo almeno il grande virtuoso Anton Stadler, per il quale Mozart scrisse musiche ispirate come il Quintetto in la KV 581 e il Concerto per clarinetto in la KV622). Di questo Adagio di 106 battute, che probabilmente doveva servire ad accompagnare le processioni solenni che salutavano l'ingresso di nuovi adepti, Einstein (Mozart, trad. it. di R. Lotteri, Ricordi, Milano 1951, p.379) non esita a scrivere che si tratta di «una delle più meravigliose pagine mozartiane», e con ragione! Nella “massonica” tonalità di si bemolle maggiore (due i bemolli in chiave, il si e il mi: si trattava forse di musica per un rito di “secondo grado”?) i clarinetti introducono la cerimonia in un clima di commossa e raccolta festività con solenni accordi cui fa eco, ripetuto, il motivo “bussato” dei corni di bassetto. Dopo questo rituale d'apertura si dispiega nelle voci superiori una melodia che parla d'amicizia e di unione nel faticoso ma nobile cammino della virtù: le cellule tematiche si rincorrono da una voce all'altra in un sapiente tessuto imitativo che simboleggia appunto il cooperare dei Fratelli, mentre la tensione verso il bene è espressa dai cromatismi ascendenti e dalle dissonanze che increspano il canto per poi sciogliersi nella contemplazione gioiosa del cammino percorso. Il commento dei corni di bassetto è fondamentale: a poco a poco prende forma e consistenza un pulsare ritmico, come un battito del cuore che dalle regioni più basse ascende al registro medio, a sottolineare l'impegno totale (noi oggi diremmo “esistenziale”) dell’adepto sulla via della virtù. Ma, proprio perché esperienza totale e perciò maturazione dell'uomo, questo cammino d'iniziazione –come avverrà in modo esemplare nel Flauto magico con Tamino e Pamina – deve affrontare anche l'esperienza del dolore e della morte, delle potenze notturne che ogni vita veramente degna del nome è chiamata a guardare in viso. E Mozart esprime in modo meraviglioso questo tema nel proprio linguaggio musicale: nella sezione centrale dell'Adagio l'atmosfera si oscura, il pulsare ritmico ascende nei registri più alti e si fa battito d'angoscia, martellare ossessivo del cuore dinanzi alla visione dell'abisso, mentre le dissonanze acquistano toni lividi,spettrali. E’ il “descensus ad inferos”, d'intensità quale Mozart ha raramente toccato anche nelle sue composizioni più drammatiche. Ma, nella visione massonica cui egli aderisce, le forze notturne cedono al trionfo del bene, cui un cuore sincero è votato. Ancora una volta l'ascesa dei clarinetti verso le note più alte rammenta la lotta vittoriosa contro le potenze del male e la tensione si placa: nella coda finale il pulsare ritmico diventa gioiosa partecipazione alla meta raggiunta e accompagna il rasserenato spegnersi del canto. Ascoltiamo dunque l’Adagio in si bemolle maggiore per 2 clarinetti e 3 corni di bassetto KV 411/484a nell’interpretazione dello Holliger Wind Ensemble:

[ascolto del brano strumentale, e conclusione]


 
APPENDICE

La musica vocale di Mozart

II incontro:
Spiritualità massonica

1. Zerfließet heut, geliebte Brüder, per voce, coro maschile a tre voci e organo KV 483

 

Solo
Zerfließet heut’, geliebte Brüder,
In Wonn’ und Jubellieder,
Josephs Wohltätigkeit
Hat uns, in deren Brust
Ein dreifach Feuer brennt,
Hat unsre Hoffnung neugekrönt.  

Coro
Vereineter Herzen und Zungen
Sei Joseph dies Loblied gesungen,
Dem Vater, der enger uns band.
Wohltun ist die schönste der Pflichten;
Er sah sie uns feurig verrichten
Und krönt’ uns mit liebvoller Hand.

Solo
Dank auch der Schar, die eh uns wachte,
Der Tugend Flamm’ anfachte
Und uns zum Beispiel war,
Aus deren jedem Tritt
Auf ihrem Maurergang
Ein Quell des Bruderwohls entsprang.

Coro
Das innigste, tätigste Streben,
Zu ihnen empor sich zu heben,
Ist allen der herrlichste Dank.
Drum laßt uns, verdreifacht die Kräfte,
Beginnen die hohen Geschäfte
Und schweigen den frohen Gesang. 

 

 Solo
Scioglietevi oggi, cari fratelli,
in letizia e in inni di giubilo:
la beneficenza di Giuseppe
ha per noi, nel cui petto
brucia un triplice fuoco,
ha di nuovo incoronato la nostra speranza.

Coro
Con unità di cuori e di lingue
sia cantato a Giuseppe questo canto di lode,
al padre che più strettamente ci ha uniti.
Fare il bene è il più bello dei doveri;
egli ci ha visto compierlo con ardore
e ci ha coronato con mano amorevole.

Solo
Grazie anche alla schiera che un tempo ci ha vegliato,
ha acceso la fiamma della virtù
e ci è stata di esempio:
ad ogni suo passo
nel cammino dei massoni
scaturiva una fonte di bene fraterno.

Coro
La più profonda ed attiva aspirazione
ad elevarsi fino a loro
è per tutti il ringraziamento più sincero.
Perciò, triplicate le forze,
diamo inizio all’alto lavoro
e cessiamo il lieto canto.


2. Ihr unsre neue Leiter, per voce, coro maschile a tre voci e organo KV 484

 Solo
Ihr unsre neue Leiter,
Nun danken wir auch eurer Treue;
Führt stets am Tugendpfad uns weiter,
Daß jeder sich der Kette freue,
Die ihn an beß’re Menschen schließt
Und ihm des Lebens Kelch versüßt.

Coro
Beim heiligen Eide geloben auch wir,
Am großen Gebäude zu bauen wie ihr.

Solo
Hebt auf der Wahrheit Schwingen
Uns höher zu der Weisheit Throne,
Daß wir ihr Heiligtum erringen
Und würdig werden ihrer Krone,
Wenn ihr wohltätig für den Neid
Profaner selbst durch uns verscheut.

Coro
Beim heiligen Eide geloben auch wir,
Am großen Gebäude zu bauen wie ihr.
 Solo
Voi, nostre nuove guide,
vi ringraziamo ora anche per la vostra fedeltà;
continuate sempre a condurci sul sentiero della virtù,
così che ognuno gioisca della catena
che lo unisce ad uomini migliori
e gli addolcisce il calice della vita.

Coro
Nel sacro giuramento c’impegniamo anche noi
a costruire il grande edificio come voi.

Solo
Sulle ali della verità innalzateci
più vicino al trono della saggezza,
in modo da raggiungere il suo santuario
e divenire degni della sua corona,
se voi benefici scacciate
l’invidia dei profani con le nostre stesse forze.

Coro
Nel sacro giuramento c’impegniamo anche noi
a costruire il grande edificio come voi.




3. Laut verkünde unsre Freude, per due tenori, basso, coro maschile e orchestra KV 62

 

Coro con Soli
Laut verkünde unsre Freude
Froher Instrumentenschall,
Jedes Bruders Herz empfinde
Dieser Mauern Widerhall.
Denn wir weihen diese Stätte
Durch die goldne Bruderkette
Und den echten Herzverein
Heut’ zu unserm Tempel ein.

Recitativo: Tenore II
Zum ersten Male, edle Brüder,
Schließt uns dieser neue Sitz
Der Weisheit und der Tugend ein.
Wir weihen diesen Ort
Zum Heiligtum unserer Arbeit,
Die uns das große Geheimnis entziffern soll.
Süß ist die Empfindung des Maurers
An so einem festlichen Tage,
Der die Bruderkette neu und enger schließt;

süß der Gedanke, daß nun die Menschheit
Wieder einen Platz unter Menschen gewann;
Süß die Erinnerung an die Stätte,
Wo jedes Bruderherz
Ihm, was er war, und was er ist,
Und was er werden kann,
So ganz bestimmt, wo Beispiel ihn belehrt,
Wo echte Bruderliebe seiner pflegt
Und wo aller Tugenden heiligste, erste,
Aller Tugenden Königin, Wohltätigkeit
In stillem Glanze thront.

Aria: Tenore II
Dieser Gottheit Allmacht ruhet
Nicht auf Lärmen, Pracht und Saus,
Nein, im Stillen wiegt und spendet
Sie der Menschheit Segen aus.
Stille Gottheit, deinem Bilde
Huldigt ganz des Maurers Brust,
Denn du wärmst mit Sonnenmilde
Stets sein Herz in süßer Lust.

Recitativo: Tenore I, Basso
Wohlan ihr Brüder, überläßt euch ganz
Der Seligkeit eurer Empfindungen,
Da ihr nie, daß ihr Maurer seid, vergeßt.
Diese heut’ge Feier sei ein Denkmal
Des wieder neu und fest geschloßnen Bunds.
Verbannet sei auf immer
Neid, Habsucht und Verleumdung
Aus unsrer Maurerbrust,
Und Eintracht knüpfe fest das teure Band,
Das reine Bruderliebe webte.

 Duetto: Tenore I, Basso
Lange sollen diese Mauern
Zeuge unsrer Arbeit sein,
Und damit sie ewig daure,
Weiht sie heute Eintracht ein.
Laßt uns teilen jede Bürde
Mit der Liebe Vollgewicht,
Dann empfangen wir mit Würde
Hier aus Osten wahres Licht.
Diesen Vorteil zu erlangen,
Fanget froh die Arbeit an.
Und auch der schon angefangen,
Fange heute wieder an.
Haben wir an diesem Orte
Unser Herz und unsre Worte
An die Tugend ganz gewöhnt,
O dann ist der Neid gestillet,
Und der Wunsch so ganz erfüllet,
Welcher unsre Hoffnung krönt.

Coro con Soli
Laut verkünde unsre Freude

Coro con Soli
Alto annunci la nostra gioia
un lieto suono di strumenti,
il cuore di ogni fratello senta
l’eco di queste mura.
Poiché noi oggi consacriamo questo luogo
con l’aurea catena fraterna
e la schietta unione dei cuori
a nostro tempio.

Recitativo: Tenore II
Per la prima volta, nobili fratelli,
ci racchiude questo nuovo seggio
della saggezza e della virtù.
Noi consacriamo questo luogo
a santuario del nostro lavoro,
che deve svelarci il grande segreto.
Dolce è il sentimento del massone
in un giorno così solenne,
che la catena fraterna rinsalda con nuovi e più stretti legami;

 dolce il pensiero che ora l’umanità
ha preso di nuovo posto tra gli uomini;
dolce il ricordo del luogo
in cui ogni cuore fratello gli dice con tale chiarezza
ciò ch’egli era, ciò ch’egli è
e ciò che può diventare,
dove l’esempio lo ammaestra,
dove un sincero amore fraterno si prende cura di lui
e dove la più santa, la prima, la regina
di tutte le virtù, la beneficenza,
regna con quieto splendore.

 

Aria: Tenore II
L’onnipotenza di questa divinità non poggia
su strepiti, pompa e vita allegra,
no, nel silenzio prospera e dona
all’umanità la sua benedizione.
Quieta divinità, alla tua immagine
rende pieno omaggio il petto del massone,
poiché tu sempre con tepore di sole
scaldi il suo cuore avvolgendolo in dolce piacere.

Recitativo: Tenore I, Basso
Orsù, fratelli, abbandonatevi interamente
alla gioia del vostro sentire,
poiché mai dimenticherete d’essere massoni.
Questa festa odierna sia un monumento
alla lega stretta di nuovo e saldamente.
Bandita sia per sempre
l’invidia, l’avidità e la calunnia
dal nostro petto di massoni,
E la concordia annodi stretto il caro vincolo
intessuto dal puro amore fraterno.

 

 

Duetto: Tenore I, Basso
A lungo dovranno queste mura
essere testimoni del nostro lavoro,
e affinché esso duri in eterno
lo consacra oggi la concordia.
Dividiamo ogni fardello
con la misura dell’amore,
allora riceveremo qui degnamente
la vera luce dell’Oriente.
Per conquistare questo dono
cominciate lieti il lavoro.
E anche chi ha già iniziato
ricominci oggi di nuovo.
Se qui abbiamo assuefatto
il nostro cuore e le nostre parole
interamente alla virtù,
oh allora l’invidia è spenta
ed esaudito interamente il desiderio
che corona la nostra speranza.

 

Coro con Soli
Alto annunci la nostra gioia...




4. Lied zur Gesellenreise, per una voce con accompagnamento di pianoforte KV 468

 Die ihr einem neuen Grade
Der Erkenntnis nun euch naht,
Wandert fest auf eurem Pfade,
Wißt, es ist der Weisheit Pfad.
Nur der unverdroßne Mann
Mag dem Quell des Licht sich nahn.

Nehmt, o Pilger, zum Geleite
Eurer Brüder Segen mit!
Vorsicht sei euch stets zur Seite;
Wißgier leite euren Schritt!
Prüft und werdet nie dem Wahn
Träger Blindheit untertan!

Rauh ist zwar des Lebens Reise,
Aber süß ist auch der Preis,
Der des Wand’rers harrt, der weise
Seine Fahrt zu nützen weiß.
Glücklich, wer einst sagen kann:
Es ist Licht auf meiner Bahn!
 Voi che vi state ora appressando
ad un nuovo grado di conoscenza,
camminate saldi sul vostro sentiero,
è il sentiero, sappiate, della saggezza.
Solo l’uomo instancabile
può avvicinarsi alla sorgente della luce.

Prendete, oh pellegrini, a vostra scorta
la benedizione dei vostri fratelli!
La prudenza stia sempre al vostro fianco;
la brama di sapere guidi il vostro passo!
Usate il vostro giudizio e non siate mai
soggetti alla follia della pigra cecità!

Duro è il cammino della vita,
ma dolce è pure il premio
che attende il viandante che saggio
sa sfruttare il suo viaggio.
Felice chi un giorno potrà dire:
c’è luce sul mio cammino!

 

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